giovedì 20 agosto 2009

La verità fa male...

Si sa, la verità fa sempre male, dunque è da censurare, nascondere, celare, offuscare. Soprattutto in Italia, è sempre stato così. Andreotti è stato assolto, il doppio Stato non esiste, la mafia ormai è sconfitta: tutte balle, create ad arte per nascondere la verità e mantenute in vita tramite il silenzio dell’informazione seria, ormai ridotta a pochi esponenti, ovviamente invisi al potere, di qualunque colore esso sia. L’ennesima riprova di questo fatto è cosa di poche ore fa: durante il tg1 non è andato in onda nessun servizio sull’attacco di Di Pietro a Berlusconi. Il leader dell’Idv dal suo blog ha definito il governo Berlusconi – come già due giorni fa – «il governo del favoreggiamento alla mafia». Ecco il post dal suo blog:

«Il presidente del Consiglio sputa nel piatto dove mangia e dichiara che "vorrebbe passare alla storia come uomo che ha sconfitto la mafia". Ma questo, oltre ad essere un chiaro e singolare conflitto di interessi, è anche una presa per i fondelli degli italiani e dei veri eroi della lotta alla mafia, uomini del calibro di Falcone e Borsellino.
Come intende sconfiggere la mafia Silvio Berlusconi allevandola in casa? Prendendone il controllo dall’interno? Invitando alle sue solite cene private i vari Provenzano, Riina, De Stefano? I padrini di Cosa Nostra non li può comprare a buon prezzo come Bossio Fini, se ci stringi un patto (di sangue) viene stralciata la clausola di risoluzione del contratto!
E poi, con quali voti pensa di fare la differenza politicamente nel Paese, il Cavalier nostrano, se non con quella dei sodali malavitosi?
Non è per caso lui che ha ospitato un assassino di Cosa Nostra in casa propria sotto le mentite spoglie di uno stalliere?
Non è per caso il suo partito un ottimo vivaio - nel presente Dell’Utri e, nel passato, Cuffaro - per uomini con forti relazioni con la criminalità organizzata?
Non è per caso proprio lui ad aver favorito con le leggi gli affari e l’incolumità dei criminali, attraverso la depenalizzazione dei reati finanziari, la contrazione dei tempi di prescrizione, l’eliminazione delle intercettazioni, il condono fiscale?
Non è per caso proprio il CDM da lui presieduto che ha deciso di non sciogliere il comune di Fondi per infiltrazioni della ‘Ndrangheta, dopo 17 arresti e più di 500 cartelle di atti giudiziari testimonianza della collusione tra la giunta Pdl e criminali organizzati?
Non è per caso lui che trattò, come ci dice la sentenza di primo grado che ha condannato a nove anni Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, con i padrini delle cosche accordi e favori economici per le sue aziende, oltre la nascita di Forza Italia?
Presidente del Consiglio, come ho scritto appena due giorni fa, il suo è il governo del “favoreggiamento alla mafia” e passerà alla storia per aver rafforzato economicamente e fatto penetrare fin nei più alti ranghi delle istituzioni il flagello della criminalità organizzata.
Riporto per non dimenticare uno stralcio della sentenza che riguarda Marcello Dell’Utri e che non leggerete mai sui giornali (leggi il testo integrale). Stampatelo e diffondetelo tra i vostri amici e conoscenti perché la menzogna si combatte con l’informazione.
"Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle fila dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perché era in corso il dibattimento di questo processo penale"».
Con delle simili accuse, ci aspetteremmo almeno un servizio nel tg più seguito d’Italia: il presidente del consiglio italiano è stato incolpato di aver intrattenuto e di intrattenere tuttora rapporti con la mafia. Ricordate quando, secondo i benpensanti nostrani, Di Pietro diede del mafioso a Napolitano? Era il 28 gennaio scorso e il tg1 apriva la sua edizione serale proprio con le parole di Di Pietro, reo di aver attaccato il presidente della Repubblica dandogli del mafioso. Allora si trattava di una balla creata ad arte, oggi no: l’ex pm ha effettivamente accusato il Canagliere di essere un sodale della mafia. Eppure, se all’epoca era stato sollevato un polverone, oggi non è stata detta neanche una parola al riguardo. Stiamo parlando sempre di una delle 4 più alte cariche dello Stato, ma la differenza di trattamento è enorme. Come mai?
Non è che qualcuno abbia ritenuto di non dover divulgare queste accuse, magari perché ben precise e non vaghe? Non è che qualche genio abbia pensato che il riportare la notizia avrebbe voluto dire aprire un serio dibattito sul premier, vista la precisione delle affermazioni? È strano anche il fatto che non ci siano state particolari reazioni da parte dei berluscones: gli unici a parlare sono stati Bonaiuti («Il moralismo d’accatto di Di Pietro è insopportabile, offensivo e degradante per l’intero sistema politico») e Capezzone («Antonio Di Pietro è tornato dalle vacanze e ha ripreso a insultare Berlusconi – e non solo – come prima e più di prima, stavolta straparlando di mafia e criminalità. Ma non c’è da preoccuparsi: le uniche cose messe davvero in pericolo dall’ex pm sono le regole della grammatica e della sintassi, che si ritrovano di fronte un temibile nemico»), tenendosi ovviamente ben lontani dallo smontare una per una le accuse mosse da Di Pietro, come sempre.
Non vorremmo che avesse ragione il leader dell’Idv, sia nei confronti del Canagliere che nei confronti del silenzio: Di Pietro – ricordiamocelo – il 28 gennaio fu accusato di vilipendio nei confronti di Napolitano per aver detto che «il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso».
AB

fonte: http://Bile.ilcannocchiale.it/post/2316021.html

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