Le cedole delle azioni consegnate ai dipendenti nel 1998
ROMA - Pochi giorni fa il governo in seguito all'entrata in vigore del decreto legge n. 78 del 1 luglio 2009 ha fatto a tutti gli azionisti Alitalia un'offerta che ha veramente dell'incredibile. Ad ogni azione verrà corrisposta la somma di 0,2722 euro attraverso la consegna di un titolo di Stato che rimarrà vincolato fino a dicembre 2012 senza nessuna maturazione di interessi.
Ma conti alla mano facciamo un esempio concreto. Un assistente di volo nel 1998 aveva percepito 26.057 azioni per un valore nominale di 1.000 lire, con un controvalore all'epoca del deposito pari a circa 166milioni di vecchie lire. Nel 2009 queste azioni sono diventate 868 ed oggi con l'offerta che prevede un controvalore determinato sulla base del prezzo medio di borsa nell'ultimo mese di negoziazione ridotto del 50% è di 0,2722 euro.
Insomma un controvalore pari a un totale di 236 euro. Chiaramente, fa sapere il governo, che chi aderirà alla proposta di conversione in nuovi titoli di Stato entro il tempo limite fissato per il 31 agosto 2009, perderà la possibilità di partecipare ad una eventuale insinuazione al passivo. Un fatto a dir poco incresciuoso, specialmente per tutti quegli azionisti lavoratori che sono stati obbligati a ricevere azioni in cambio di maggiore flessibilità.
Era il 19 giugno del 1996 quando i sindacati siglarono un accordo con Alitalia che prevedeva il risanamento dell'azienda attraverso una ricapitalizzazione della compagnia di bandiera da parte dello Stato per un equivalente di 3,000 miliardi di vecchie lire e l'istituzione dell'azionariato ai dipendenti pari a 530 miliardi. Così due anni dopo cioè nel gennaio del 1998 i lavoratori, a fronte di sacrifici contrattuali e normativi si trovarono meno soldi in busta paga in cambio di azioni che furono distribuite a seconda della mansione svolta in Alitalia. Ai piloti andarono circa 55mila azioni, agli assistenti di volo poco più di 26mila e ai dipendenti di terra 11mila. Azioni il cui valore nominale era di 1.000 lire e non sarebbe stato vendibile per i tre anni successivi.
Il valore del titolo Alitalia nel giro di pochi mesi schizzò fino a toccare le 7.400 lire per ogni azione, ma il 19 giugno del 2001 proprio al momento dello sblocco il titolo scese improvvisamente a 1.400 lire.
Alcuni dipendenti decisero di vendere le azioni, molti altri invece le lasciarono nel loro deposito titoli credendo fino all'ultimo in un rilancio della compagnia. D'altra parte le intenzioni non erano quelle di speculare in borsa, in quanto i dipendenti non avevano scelto individualmente di acquistare le azioni ma furono costretti ad accettarle proprio a fronte dell'accordo tra sindacati e Alitalia.
Il 2 agosto del 2005 l'Assemblea straordinaria deliberò una ricapitalizzione a copertura delle perdite e quindi emise delle nuove azioni Alitalia di fatto sostituendole con quelle vecchie. E così ad ogni nuova azione ne furono accorpate 30 delle vecchie.
Il resto è storia conosciuta. Il 26 gennaio del 2009 le azioni Alitalia, legate alla cosiddetta bad company sparirono dai listini di borsa, annullando di fatto la possibilità agli investitori di recuperare il capitale. Eppure, non va mai dimenticato che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, principale sostenitore della svendita Alitalia alla cordata della Cai, e l'attuale minitro dell'Economia Giulio Tremonti avevano promesso che nessuno ci avrebbe perso un euro.
"Beffati e truffati" ha commentato Giorgio, un assistente di volo. "Sarebbe il caso - aggiunge - che nell'eredità del premier, di cui tanto discutono i figli, fosse posta una clausola che cita testualmente che le promesse fatte vanno mantenute, anzi in questo caso onorate."
fonte:http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=6092:azioni-alitalia-lavoratori-truffati-e-beffati-&catid=54:lavoro&Itemid=172
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